De Sanctis e Merumalia, i vini del lago Regillo

Esistono delle bellissime incisioni che raccontano ancora del lago Regillo, situato nell’agro tuscolano e che fu prosciugato nel XII secolo per bonificare l’intera area; questo bacino era inserito all’interno del grande vulcano laziale, e si trovava nella piana che va da Monte Porzio Catone a Finocchio, oggi percorsa da via di Prataporci.

Siamo nel cuore della denominazione Frascati, qui hanno sede nomi di realtà importanti come Pietra Porzia, Roesler Franz, Merumalia e De Sanctis, questi ultimi due oggetto del breve post.

Le due aziende sono confinanti, separate soltanto da una sottile linea di filari abbandonati. De Sanctis si trova al di sotto di Merumalia che vede le proprie vigne crescere sul pendio di una collina; entrambe le aziende producono Frascati d’incredibile qualità.

De Sanctis sfodera una triade molto valida, il Frascati Superiore 496, che sarebbe il base, termine che forse sminuisce quanto poi di fatto si manifesta nel calice: malvasia di Candia e Trebbiano Toscano si esprimono con decise note fruttate e incredibile beva.
Seguono poi Abelos 2020 e Amacos 2019; qui il blend è composto da Malvasia Puntinata all’80% e Bombino, ciò che distingue i due vini è l’affinamento: il primo fa solo acciaio, il secondo botte piccola e grande.
Sono due fratelli diversi, in Abelos è evidente quella nota mandorlata tipica della Malvasia Puntinata, gli aromi sono raccolti e si manifestano lentamente. Amacos porta con se una nota dolce e tostata lasciata dal legno, che accontenterà i palati di chi ama un vino più rotondo e strutturato.

Vorrei spostare però l’attenzione sul nuovo bimbo della cantina, Onde 2020. Anche se la prima annata è stata la ’19 e che non ho avuto modo di provare, questo vino è un nuovo rosato prodotto dai filari di Cabernet Franc piantati lungo un terreno scosceso. Vigne vecchie di 10 anni donano l’uva che viene semplicemente pressata e messa poi a fermentare.
Nasce un prodotto veramente interessante: Colore intenso, melagrana e fragola conducono a un sorso veloce e scattante, fresco e decisamente persistente. Una bella sorpresa per chi, come me, ama bere i vini rosati d’estate.

Passiamo ora a Merumalia, azienda che in tempi piuttosto brevi ha raggiunto ottimi riconoscimenti. Luigi Fusco ha costruito qualcosa di unico, grazie alla sua tenacia; oggi, nelle mani della figlia Giulia, Merumalia continua a raccontare il territorio con quella visione cosciente di presente che vuole puntare al futuro.

Il loro Frascati Primo Superiore Riserva non necessita di grandi presentazioni, chi conosce la denominazione sa che ci troviamo di fronte a un puledro di razza, elegante e raffinato ricco di sapidità.

In questo articolo il mio compito è parlare degli “altri” vini: allora ecco che devo nominare il loro Fiano, calice paglierino che sprigiona sapidità e freschezza senza vergognarsi, oppure 8nese, il bombino in purezza che si sposta su note lievemente più fruttate.

Ma anche qui c’è qualcosa di nuovo e interessante, una produzione limitata di Syrah in purezza, Livia 2019. Le vigne sono esposte a nord/nord-ovest e allevate a cordone speronato. Il calice, rubino violaceo è quasi impenetrabile. Il naso presenta un naso che definirei “viola scuro”: more, viole, cassis e spezie nere sono il preambolo a un palato avvolgente e succoso che equilibria il tutto con una sferzata acida sul finale, che rimane persistente.


MERUMALIA Wine Resort
Vicolo di Prataporci, 8, 00044 Frascati (RM)
info@merumalia.it
+39 340 2998994 | +39 3357784095

Cantina De Sanctis,
Via Pietraporzia, 50, 00044 Frascati, Roma – Italia
info@frascati-wine.com
+39-340-3962771 I +39-340-3962772 I +39-340-7058552

Il bello (e lungo) pranzo da Barnaba

Il wine bar con cucina Barnaba è un punto di riferimento in zona Piramide / Circo Massimo: ambiente rilassante, tranquillo, con vini e cibi ottimi e un personale incantevole; tanto da averci speso l’intera giornata dalle 12.00 a chiusura, che con i DPCM è prevista alle ore 18.00, altrimenti chissà quanto saremmo rimasti ancora.

Si inizia con due chiacchiere e un aperitivo a base di patatine fritte e Riesling Alsaziano: del Domaine Clé de Sol (Lieu-Dit Muehlforts 2017), un piccola realtà vinicola di soli 3.5 ettari che lavora in biologico dal 2001. La macerazione un po’ spinta dona un colore intenso al calice, che regala al naso sensazioni di lime e frutta verde. Acidità da vendere, con una notevole persistenza.

Si apre poi il pranzo con la formula delle “cassettine”, a soli 20 euro. In una cassetta da frutta vengono serviti 4 piatti più della pasticceria secca, in un’ampia selezione da cui poter scegliere.

Ho optato per cavolo nero ripassato, ravioli di brasato burro e salvia, polpettine al sugo e burratina con alici. Ma prima, ad onor del vero, abbiamo voluto provare le famose fettuccine con crema di parmigiano e l’ Olio Pignatelli, una buonissima esecuzione di un piatto semplice: notevole, davvero notevole, la consistenza delle fettuccine.

Il pomeriggio prosegue poi con una bottiglia di russiné 2018, dell’azienda agricola Le Nuvole. Le uve di Aglianico, vinificate in rosato offrono un sentore di melograno davvero delicato. Sorso fresco e intenso, con una lieve nota alcolica che faceva capolino sul finale. Questa piccola realtà, oltre produrre vino, opera nel sociale, inserendo nel suo contesto lavorativo persone con disabilità o che hanno vissuto esperienze di emarginazione sociale, il che rende il calice ancora più buono.

Ci spostiamo poi al bancone, per continuare con il vino dolce, il Moscadeddu 2015 di Dettori e un Riserva 20 Anni Solera Vecchio Samperi di De Bartoli. Quest’ultimo un trionfo di sentori di caffè, nocciola e tostatura. Terminiamo il tutto con uno zabaione al caffé, tanto per stare leggeri.

La fame era così tanta che non abbiamo fatto le foto alle cassettine, che peccato.

La Malvasia di Giuliano

Qualche giorno fa Roma è stata generosa. Nonostante fosse il 30 Novembre la temperatura era confortevole, per non parlare poi del cielo: limpido e sereno. Resto sempre incredulo di come all’interno del confine amministrativo del comune di Roma vi sia un parco vigne così vasto e i cui confini ricadono nel parco archeologico dell’Appia antica. Basta percorrere via di Fioranello per rendersene conto, costeggiando i filari di Fiorano, oppure osservare la distesa verde che si trova alle spalle del Divino Amore.

Proprio qui Giuliano, ormai caro amico, mi ha accolto per l’ennesima volta; vi produce il Telleane, una bottiglia che racchiude l’essenza della Malvasia Puntinata, vitigno autoctono a bacca bianca della nostra regione.

Ricordo ancora quando nel 2015 scrissi a Giuliano di voler visitare la sua vigna. Mi accolse subito con calore, passeggiamo tra le piante che crescono su un suolo tufaceo e ferroso e, per mostramene le caratteristiche, tirò fuori una calamita, con la quale raccolse da terra tutte le parti ferrose.

Ora dopo anni, quando torno lì, lo faccio per passare un paio d’ore in spensieratezza e , ovviamente, per vedere l’evoluzione di questo vino, che bevo ormai quotidianamente (mi ha tenuto compagnia durante il primo lockdown e poi durante il mio isolamento da Covid-19).

Lo trovo bello sin dall’aspetto, l’etichetta è elegante, con la sua distintiva striscia argentea. Un vino che diventa sempre più sapido col passare degli anni, che nonostante il variare delle vendemmie non perde mai quel tocco di mandorla che amo nella Puntinata. E’ la freschezza la variabile, che esprime le annate con particolarità. Il tutto contornato da quel distintivo frutto giallo, perfettamente inserito.

Ho scelto un’immagine un po’ diversa dal solito, le vigne fanno capolino sulla sinistra, mentre al centro della scena c’è l’incredibile spazio occupato dai campi, privo di ogni costruzione umana.

La nostalgia di bere assieme

Uno dei pomeriggi più intensi a degustare lo passai in quel di Montalcino, assieme alla mia amica fedele di viaggi Isabella Perugini. Ci trovammo per caso nella cantina de Le Potazzine, dove con un preavviso di pochi minuti Gigliola, nonostante fosse il 2 Gennaio, ci aprì le porte della sua casa.

C’era un freddo austero lì fuori, le vigne, prive di foglie, reclamavano il loro riposo; per le strade regnava il silenzio assoluto e anche rimediarsi un pranzo non fu cosa semplice.

A non essere stanca era la nostra voglia di bere e di condividere un calice con spensieratezza con persone care.

Che gesto raro è diventato oggi sedersi attorno un tavolo, guardando e godendo di infiniti calici di vino. Eppure era l’azione più scontata che si potesse fare per iniziare a bere.

Quella sfilza di bottiglie, seguita da un numero triplo di bicchieri, riempivano la tavola come una grande scacchiera, dove avremmo dovuto muovere pensieri, sensazioni e risate.

Non esistette sorso che non fu apprezzato, parola seria che non fosse recepita; e – anche se quella fu la prima volta che incontrammo Gigliola – con lo scorrere di ogni secondo le nostre persone diventavano sempre più intime.

Questo era il dono della semplicità, che trasformammo per professione un po’ anche in routine. Come mi mancano quei tempi in cui essere vicini fisicamente non era peccato.

Torneranno presto i contatti umani che questo virus ha allontanato. Torneranno le risate e quel rumore di sottofondo di bicchieri che ci ha tenuto compagnia tra un sorso e l’altro.

Cantina del Tufaio: piccola realtà di buona qualità.

Continuo il mio viaggio per le realtà laziali per due motivi, il primo la vicinanza, secondo per scoprire le qualità “nostrane”. Il Lazio, come più ho volte detto in altri post, sta ancora pagando lo scotto dovuto ad una politica produttiva che dagli anni 60 si era dedicata alla quantità invece che alla qualità dovendo soddisfare le richieste di un bacino vasto come Roma. Ma ormai la rotta d’inversione sta prendendo luogo, molti produttori hanno cominciato da più di 10 anni a lavorare le proprie terre con quelle attenzioni che si avevano prima della guerra e che facevano dei vini laziali prodotti di ottima qualità. Credendo fortemente nelle potenzialità della mia terra, ho deciso di andare vicino Zagarolo, a visitare l’azienda Cantina del Tufaio, posseditrice di 3 ettari di superficie vitata. Una realtà davvero piccola, l’azienda sembra una casa privata, dove si viene accolti con molta cordialità.

Incontro subito Claudio Loreti, che ha ereditato l’azienda dal padre e che dal 1994 ha deciso di investire nella produzione del suo vino. Ristrutturazione del casale e vigne tradizionali situate ad un’altezza di 300 metri sul livello de mare, su terreno tufaceo riescono a dare vini di comprovata qualità, nonostante i più penseranno essere in territorio “di poca fama”: Zagarolo.

Claudio mi ha lasciato degustare i vini in totale autonomia, non volendo quasi disturbare il mio lavoro, dopo si è aggiunto e abbiano iniziato a parlare come fossimo stati amici da tanto.
Dividendoci una bottiglia del suo anNikè (ne parleremo dopo) abbiamo parlato delle difficoltà che molti produttori locali hanno nel far apprezzare i propri prodotti, frutto di lavoro selezionato e attento; difficoltà dettata da pregiudizi e poca attenzione (ancora) dei ristoratori locali, che non hanno spesso il coraggio di investire nell’orgoglio regionale. La conversazione da professionale è diventata poi amichevole e si è parlato anche delle nostre vite private. Come lo stesso Claudio ha detto, mi devo ricordare che un vino spesso sembra eccezionale anche per il contesto in cui è stato bevuto. Beh, la sua ospitalità ha resto tutti i vini eccellenti ed è per questo che ho deciso di descriverli solo avendoli bevuti nuovamente a casa, scindendo un fantastico “pranzo” da un’ulteriore degustazione. Beh, non mi sono stupito del fatto che, anche a casa, la mia idea non abbia subito alcun ripensamento, i vini prodotti da Claudio sono tutti di più che buona qualità, e senza perdermi in ulteriori parole passo ora a descriverli:

amMaria, Lazio IGP – 2013

Gradazione: 14,5%
Prezzo: 13 euro in cantina
Bottiglie prodotte 600
Vitgini: Cabernet Sauvignon 80%, Merlot
Altre Informazioni: 13 mesi in Barriques di primo passaggio.

Il colore è rosso porpora e gli aromi sono tutti orientati su frutta rossa come more e ciliegie. In seconda mano escono fuori delicati sentori vegetali, erbacei e balsamici. Caldo ha un tannino moderato e ben integrato, buona la persistenza, e la freschezza vince sulla sapidità. Vino molto buono.

Casale Tiberio, Lazio IGP – 2013

Gradazione 14%
Prezzo: 10 euro in cantina
Bottiglie prodotte: 2500
Vitigni: Merlot 60% e Cabernet Sauvignon 40%
Altre info: sei mesi in Barriques di secondo passaggio

Colore che rispetto al vino precedente è di un rubino scuro. Amarena, rose e note balsamiche. La freschezza è la caratteristica principale e il sapore fruttato viene confermato anche in bocca. Tannino presente e maturo. Vino Buono.

Tufaio, Lazio IGP 2013

Gradazione: 12,5%
Prezzo: 8 Euro in cantina
Bottiglie prodotte: 7000
Vitigni: Malvasia del Lazio e Grechetto.
Altre Informazioni: Acciaio 5 mesi.

Intenso e sufficientemente complesso orienta il naso su frutta calda come pompelmo e agrume estivo. Caldo e morbido è un vino (base) di buona qualità che non delude nemmeno in freschezza, sapidità e persistenza. Il naso è nel complesso buono, ma l’intensità vince sulla complessità. Vino buono.

anNikè, Lazio IGP – 2013

Gradazione: 13%
Prezzo: 13 euro in cantina
Bottiglie: 600
Vitigno: Sauvignon Blanc 100%
Altre informazioni: Acciaio per 8 mesi. Questo vino nasce a causa di un’annata negativa, che a ridotto di 2/3 la produzione di questo vitigno, usato solitamente come taglio. Il risultato è stato che tutte le caratteristiche organolettiche si siano concentrate in quei pochi grappoli che ci hanno regalato queste 600 bottiglie. Una fortuna nella sciagura di grandinate ostili, poiché ha tirato fuori un grande vino.

Colore paglierino con riflessi verde oro. Ad una degustazione alla cieca nessuno lo avrebbe catalogato probabilmente, di prima istanza, ad un Sauvignon Blanc. Inizialmente un bergamotto di cosmica imponenza sembrerebbe far peccare questo vino in complessità, ma basta lasciarlo riposare nel bicchiere per avere poi i tipici sentori vegetali/balsamici del vitigno. In bocca è altrettanto soddisfacente regalando una buona mineralità e persistenza. Vino molto buono.


Cantina del Tufaio
Via Cancellata di Mezzo 30, 00039 Zagarolo
http://www.cantinadeltufaio.it
info@cantinadeltufaio.it
tel: 069524502
Visita su prenotazione.

Enografia del Trentino Alto Adige

Anche se politicamente il Trentino Alto Agide è considerata un’unica regione, in ambito enografico dobbiamo ben distinguerle per le varietà e qualità di vini che offrono.

Trentino

Trentino

La Valle dell’Adige parte dall’Austria e attraverso il Brennero arriva in Italia. Un lungo corso scavato nel tempo dal fiume che ha creato uno scenario di di montagne che ripidamente scendono verso il basso, dove troviamo le colline che ospitano le viti ed infine il fondo falle, fulcro delle attività locali. I migliori vigneti si collocano aggrappati alle colline. Tutta l’area confluisce in una DOC Trentino che offre un ventaglio di varietà eterogenee. Buona parte della produzione è a base di Pinot Nero / Bianco e Chardonnay per il Trento Spumante importantissima realtà ormai secolare, dove Giulio Ferrari nel lontano 1902, produsse il primo vino spumante italiano. La doc prevede la seconda fermentazione in bottiglia per almeno 24 mesi o 36 in caso della riserva. Ne esce uno spumante con perlage fine e persistente, con profumi fragranti e tostati e sapore vivace. La produzione raggiunge 8 milioni di bottiglie circa.

Altro vino del Trentino è il Marzemino, prodotto nella zona di Rovereto. E’ uno dei vini storici del trentino, di color rosso rubino e dal profumo di mandorle e viola. Invecchia per 2/3 anni e le vigne di produzione sono collocate in zona collinare e allevate a pergola. Segue poi l’altro contendente del titolo di vino del Trentino Il Teroldego Rotaliano. Siamo a nord di Trento, precisamente a Campo Rotaliano. Rosso rubino, intenso con note speziate, floreali e fruttate ha caratteristico il suo sapore ammandorlato e amarognolo.

Alto Adige

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L’Alto Adige è una delle zone vinicole più a nord del nostro paese. Si usano molti vitigni internazionali, specialmente bianchi che stanno riscuotendo grande successo grazie alla mirabile qualità che si sta raggiungendo. La coltivazione delle viti può arrivare fino a 1000 metri, le sponde collinari/montuose sono ideali per vitigni come riesling, sylvaner. Verso le parti più basse ottimo è il clima per gli chardonnay e i pinot bianco e gris.

Pinot Nero Alto Adige

Il pinot nero, grazie all Borgogna, è probabilmente il vitigno più famoso al mondo, e molte regioni che possiedono terroir favorevoli alla sua coltivazione, come ad esempio una posizione collinare non si fanno scappare l’occasione di allevarlo. Il sistema di allevamento utilizzato è quello guyot (proprio come i cugini di oltralpe). La qualità dei pinot nero altoatesini riesce a raggiungere ottimi livelli. Col suo rosso rubino, note vinose, di frutta come lampone, ciliefia, viola, chiodi di garofano rendono questo vino piacevole già al naso. Il fruttato si conferma nella bocca, dove anche qui solitamente si ha una lieve tendenza amarognola.

Traminer Aromatico Alto Adige (Conosciuto come Gewurztraminer).

E’ forse il vino che i meno esperti associano all’Alto Adige. Vitigno aromatico il Traminer riesce ad accattivarsi molte persone proprio per il profumo caratteristico con ricordi di litchi, rosa, moscato, artemisia e anche per la sua facile beva. Siamo nella zona di Termeno, ma anche nella valle dell’Isarco dove l’allevamento a pergola è il più diffuso.

Lagrein Alto Adige

E’ uno dei vini DOC particolari di questa regione. Col suo colore rubino intenso ha un profumo gradevole e un corpo pieno. Cresce nei terreni del fondovalle, dove trova il suo habitat ideale, essendo autoctono della zona.

Ci sono altri vini dell’Alto Adige che menzioniamo brevemente. A bacca bianca esistono il Sylvaner, lo Chardonnay e Moscato Rosa (come dice il nome non è a bacca bianca). Tra i rossi non possiamo non citare l’uva Schiava, Cabernet, Caldaro.

Il Timorasso Darthona: La firma di Walter Massa

DerthonaPer chi è addentrato nel mondo del vino questo post probabilmente non dirà nulla di più di quanto conosca, ma per chi si sta avvicinando solo ora potrebbe essere  utile.

Il Timorasso è un uva a bacca bianca che è sempre cresciuta tra il Piemonte e la Lombardia, molto diffusa, tanto da essere considerata per quantità di coltivazione rivale del Cortese. Anche se in passato veniva utilizzata come uva da mensa, oggigiorno viene vinificato anche in purezza offrendo bottiglie estremamente buone e di qualità. Questo vitigno, dopo l’avvento della fillossera ha visto diminuire drasticamente la propria coltura e ora viene coltivato solamente nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo.

I vigneti Massa

Walter Massa decide di dedicarsi a questo vitigno dopo aver speso buona parte della sua vita a coltivare Barbera. Nel lontano 1987 decide quindi di studiare un sistema attraverso il quale rendere questo vino capace di reggere ad un modesto invecchiamento e conferirgli in ogni caso qualità. Si reca anche i Friuli per studiare il metodo di affinamento sulle fecce. Il risultato che ne esce fuori è sicuramente sorprendente.

La prima produzione è dell’87 e conta 600 bottiglie. Le annate si succedono con risultati alternanti, ma da subito si intravedono le potenzialità di un vino di livello.

Diradamenti in vigna, diraspature, maturazioni su fecce nobili, abbattimento della solforosa nella vinificazione, sono evoluzioni continue che vengono introdotte. L’annata del ’95 si inizia a vendere due anni dopo, a dimostrazione che anche un vino bianco piemontese può reggere l’invecchiamento. Dal 2000 inizia la produzione dei suoi cru di alto livello.

Sulla scia di Walter Massa altri produttori della zona riscoprono il Timorasso: oggi sono in tutto una trentina e la superficie coltivata nei Colli Tortonesi è passata da un ettaro a 60 ettari, su una superficie vitata totale di circa 2.000 ettari (di cui 1.500 coltivati a Barbera).

Ieri a cena con amici ho avuto la possibilità di bere l’annata 2011.

Il vino

Derthona 2011 – Vigneti Massa
Timorasso 100%
Vol. 14%
Prezzo in enoteca (al tavolo) 25€

Colore giallo paglierino, intenso e consistente. Ottima l’impressione visiva che trova conferma al naso dove sentori di agrumi, tiglio, mandorla e minerali si susseguono l’uno dopo l’altro. In bocca regna la persistenza di questo vino data dalla componente minerale che non lo lascia dimenticare facilmente. Abbinamenti ideali sono pesce cotto al vapore, crostacei, formaggi semistagionati (no erborinati). Vino molto buono.


English

For anyone who is moving into the world of wine this post probably will not say anything more, but for anyone who is approaching just now might be useful . Timorasso is a white grape that has been growing between Piedmont and Lombardy , widespread enough to be considered rival of Cortese grape . Although in the past it was used as a table grape , today is also vinified in purity offering bottles of extremely good quality . This vine , after the advent of phylloxera has seen dramatically decreased its area and now is grown only in the provinces of Asti , Alessandria and Cuneo .

The vineyards  Walter Massa decided to devote himself to this vine after spending much of his life to cultivating Barbera . In 1987 decides to study a system by which this wine could stand up to a modest aging, studying in Friuli the method of aging on lees . The result that comes out is definitely amazing . The first production was in 1987 with only 600 bottles . Vintages succeed with alternating results , but now we can see the potential of a class wine . Thinning in the vineyard , diraspature , maturation on lees , reduction of sulfur dioxide in wine making , are continuing developments that were introduced. Since 2000 started the production from its high level cru. After Walter Massa other producers in the area rediscovered Timorasso. Yesterday at dinner with friends I had the chance to drink the 2011 vintage.

Description

Derthona 2011 – Vigneti Massa
Timorasso 100%
Vol. 14%

Pale yellow, intense and consistent. Excellent visual impression that is confirmed by the nose where hints of citrus , lime, almond and mineral follow one after the other . In the mouth reigns persistence of this wine given by the mineral component that will not let it forget easily . Ideal combinations are steamed fish , shellfish , aged cheeses ( no blue cheeses ) . 87/100.

Il buon Frascati (e non solo) di Casale Marchese

Schermata 2015-01-07 alle 17.33.04

Su via di Vermicino n°68, ai piedi di Frascati, dietro ad un cancello grande si accede ad una strada sterrata, circondata da ulivi e vigne, che in salita conduce verso il casale dell’azienda. Un piccolo spaccato di campagna che si estranea dalla città sottostante. Non lontano c’è la famosa vela di Calatrava, la Tuscolana e la Casilina. Eppure qui si riesce a “staccare” da Roma e si entra in un posto tranquillo in grado di offrire grandi prodotti.

Il Casale e tutta l’azienda appartengono alla famiglia Carletti che da generazioni è dedita alla produzione di vino. Azienda che sta puntando a prodotti di qualità riconvertendo i sistemi di allevamento e facendo leva proprio sul Frascati Superiore DOCG, che occupa il 90% delle superfici vitate. Non mancano ovviamente vitigni internazionali quali Chardonnay, o da taglio bordolese. In ogni caso ciò che accomuna il tutto è la grande godibilità finale.

Ad accogliermi c’è Claudia Hausen che mi ha guidato lungo la storia di questo casale costruito nel lontano 500 dal Marchese Emilio de Cavalieri (compositore). Scelse questo posto che all’epoca si affacciava sull’antica via Labicana, della quale si vedono ancora le tracce. Nel 1800 la tenuta passò in mano all’attuale famiglia.

Durante il mio piccolo itinerario storico si è aggiunto l’enologo Paolo Peira, che ha preso le redini per condurmi  in vigna e poi nella cantina, spiegandomi i passi importanti che sono stati fatti negli ultimi 15 anni, con investimenti tanto su attrezzature e macchinari oltre che sui vigneti. Lavoro che mira a ridurre la resa per pianta a massimo 2/3 kg in modo da essere certi di offrire un prodotto di qualità. (dopo la galleria segue la descrizione dei vini).

Schermata 2015-01-07 alle 18.21.26Frascati Superiore DOCG 2013, Casale Marchese

Uve: Malvasia del Lazio, Trebbiano Toscano, Bonvino, Bellone
Vigneti: viti allevate a cordone speronato, su un suolo di origine vulcanica. Densità ceppi/ha 4.000. La resa media di uva per ceppo è di 2 kg.
Vinificazione: Raccolta manuale in cassette forate da 15kg. Pressatura soffice e selezione delle differenti frazioni di mosto. Illimpidimento statico e separazione dei fondi. Aggiunta di lieviti selezionati. Fermentazione alcolica termocontrollata (una settimana circa). Stabilizzazione tartarica a freddo nel mese di dicembre. Imbottigliamento su più lotti a partire da gennaio, fino a giugno. Commercializzazione dopo un mese dal primo imbottigliamento.

Ciò che colpisce immediatamente di questo Frascati è la componente aromatica, intensa e complessa che risulta essere tropicale/burrosa, erbacea e “aromatica” rispetto ad altri Frascati. Un naso piacevole che sin da subito crea aspettative sul palato, che vengono confermate da buona persistenza e sapidità. Il colore, che in questa descrizione abbiamo lasciato per ultimo è giallo paglierino/oro. Vino molto buono.

Clemens, IGT Lazio Bianco, 2012Schermata 2015-01-07 alle 18.22.25

E’ il vino per cui i produttori vanno orgogliosi, misto di autoctonia e internazionalità, essendo un blend di Chardonnay e Malvasia del Lazio.

Uve: Malvasia del Lazio, Chardonnay

Vigneti: Vigneti di proprietà dell’Az. Agr. Casale Marchese, le viti sono allevate a cordone speronato, su un suolo di origine vulcanica. Densità ceppi/ha 4.000. La resa media di uva per ceppo è di 2 kg.

Vinificazione: Raccolta manuale in cassette forate da 15kg. Pressatura soffice e selezione delle differenti frazioni di mosto. Illimpidimento statico e separazione dei fondi. Aggiunta di lieviti selezionati. Fermentazione alcolica termocontrollata (una settimana circa). Affinamento su fecce fini per quattro mesi. Stabilizzazione tartarica a freddo nel mese di aprile. Imbottigliamento nel mese di maggio. Commercializzazione nel mese di novembre.

Il clemens concentra tutta la sua aromaticità su note di frutta tropicale ananas e melone. Buona l’intensità olfattiva, che si concentra sul fruttato. In bocca si ha l’immediata conferma di quanto il naso ha già anticipato. Ben equilibrato, gradevole, convince sin dal primo sorso, dove non sembra mostrare grossi disequilibri nonostante la sapidità dettata dal terreno. Vino molto buono.

Schermata 2015-01-07 alle 18.23.17Rosso Eminenza 2012

Uve: Merlot, Cabernet Sauvignon, Cesanese, Montepulciano
Vigneti: Vigneti di proprietà dell’Az. Agr. Casale Marchese, le viti sono allevate a cordone speronato, su un suolo di origine vulcanica. Densità ceppi/ha 4.000. La resa media di uva per ceppo è di 2 kg.
Vinificazione: Raccolta manuale. Diraspa-pigiatura e aggiunta di lieviti selezionati. Fermentazione alcolica termocontrollata (24-26 °C). Pressatura soffice e selezione delle differenti frazioni di vino. Fermentazione malolattica in acciaio inox. Stabilizzazione tartarica a freddo nel mese di febbraio. Assemblaggio ed imbottigliamento nei mesi di febbraio – marzo.

Frutta rossa come ciliegia e prugna sono le predominanti olfattive. In bocca buon equilibrio lo rendono gradevole e di pronta beva. Tutto sommato avvolgente, morbido con tannino evidente ed equilibrato. Vino buono.

Consiglio a chiunque abbia la possibilità di andare a visitare questa realtà vinicola importante dell’hinterland romano, approfittando della grande accoglienza di tutti, compresa quella di Alessandro Carletti, ricordandovi di prendere appuntamento e di telefonare per avere ulteriori informazioni sulle modalità di svolgimento della visita.


Azienda Agricola Casale Marchese

Indirizzo: Via di Vermicino, 68 – 00044
Frascati (Roma) – Italia
Telefono e fax: (+39) 06 9408932
E-mail: info@casalemarchese.it

Bela Burja: vino sloveno dalla valle di Vipacco.

Terreno Burja

Breve introduzione alla cantina

Siamo nella valle di Vipacco, una vallata che si estende da Gorizia a Vitozza in Slovenia, e questo vino viene prodotto al di la’ del confine italiano, dalla famiglia Primòz Lavrencic che si stanziò qui sin dal 1499 praticando agricoltura e lavorazione del ferro.

I terreni della tenuta  poggiano su strati di flysch, con alcune differenze. Nella base rocciosa del terreno a Zadomajc e Ravno Schermata 2015-01-06 alle 21.49.56Brdo si alternano arenarie e marne; soprattutto marne, pertanto il terreno risulta più compatto e incline alla ritenzione idrica.
La situazione a Stranice è simile, ma in questo caso vi è una prevalenza di marna rispetto all’arenaria, pertanto il terreno si presenta leggermente più pesante e più umido.
La vigna di Golavna è la più grande ed è anche quella che si distingue maggiormente dalle altre. Il terreno poggia su uno strato di arenaria più dura e più resistente,
pertanto risulta più sottile, più leggero e più asciutto. Mediante l’aratura in profondità si arriva più vicini alla base rocciosa riuscendo a mescolare meglio il terreno con la roccia madre. Per questo il terreno a Golovna è più ricco di carbonato di calcio anche in superficie, a differenza delle altre zone dove è andato a depositarsi quasi del tutto negli strati inferiori.

Descrizione del vino

Burja Bela 2011, Primòz Lavrencic

13,5% Vol.
Uve: Ribolla, Malvasia e Riesling Italico.
Vigneti vecchi da 20 a 50 anni (Ravno brdo di oltre 20 anni e Stranice di oltre 60 anni di età)
Sistema di allevamento: Guyot
Resa: 50 quintali per ettaro di media
Vinificazione: 18 mesi in botte con fermentazione spontanea.
Colore dorato e subito all’occhio risulta molto invitante. Il naso, prevalentemente fruttato è intenso e fine, invita nuovamente ad annusare i sentori di frutta calda come albicocca e pesca, poi agrumi estivi, nota minerale e lieve speziatura. In bocca continua a mostrarsi interessante, essendo bilanciato, piacevole non necessariamente da abbinare a qualcosa. Buona anche la persistenza, che forse tra le tante qualità è quella che “spicca di meno”. Nel complesso nulla da eccepire o togliere a questo vino che a mio giudizio risulta essere molto buono.
Burja Bela 2011

Posestvo Burja,
Primož Lavrenčič

PODGRIČ 12
Si-5272 PODNANOS, Slovenia
e-mail: info@burjaestate.com
GSM: 00386 (0)41 363 272
Id. št. za DDV: SI81400306
KMG MID: 100921806

I Cesanese di Olevano della cantina Migrante

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L’azienda

Una realtà Laziale che merita di essere conosciuta, la cantina Migrante ha sede in quel di Olevano Romano, paese situato a sud di Roma.

L’Azienda si estende su un territorio prevalentemente collinare su cui cresce il Cesanese di Olevano. La variegata natura dei terreni (limosi, argillosi ed in parte calcarei derivanti da formazioni vulcaniche) unita ad un clima caratterizzato da contenute ma persistenti escursioni termiche, rendono questo territorio particolarmente idoneo alla viticoltura e alla produzione di un vino dalla spiccata personalità.

Il Cesanese è il vitigno rosso autoctono per eccellenza del Lazio, si pensa sia nato in tempi antichi sulle colline che circondano Roma. Sono tre le DOC che nascono da questo vitigno: Cesanese del Piglio, di Affile e di Olevano Romano.

Migrante è un’azienda che nasce nel 2000, quando Lorenzo Fanfarili e suo cognato decidono di rendere produttivi i terreni di famiglia. Lavoro e dedizione indirizzate alla qualità con rese massimo del 65% e intensità a meno di 80 quintali per ettaro.

La cura e l’attenzione si vedono anche da etichettatura, volantini e buste preparate per presentare i loro prodotti ai mercati della terra di Slow Food, dove potete trovare Lorenzo a Ciampino e Santa Maria delle Mole.

Descrizione dei vini:

Consilium Migrante
Cesanese “Consilium”

Cesanese di Olevano Romano DOC “Consilium” – 2010.

Rosso rubino con unghia color granato, compatto e limpido. Naso piacevole con i tipici sentori del Cesanese come rose, viole e frutta rossa matura. Entra morbidamente in bocca con un tannino delicato. Moderata la sapidità che lascia spazio a buona freschezza. E’ vinificato in acciaio dove matura poi per due anni, segue in bottiglia per almeno 12 mesi.
Costo dal produttore 8 euro, vino buono.

Cesanese di Olevano Romano DOC “Consilium” – 2008

Nasce da vigneti allevati a cordone speronato con uve attentamente selezionate. Vinificato in acciaio, matura in piccole botti di rovere per un anno. Si travasa nuovamente in acciaio dove decanta per 12 mesi e per stare poi 1 anno in bottiglia.
Il colore è granato, unghia leggermente scarica, ma  consistente, trasparente e limpido. Al naso molto elegante. Il bouquet aromatico si ampia e infittisce. Le rose e le viole diventano mature, la frutta in confettura e si affacciano note spezie e vaniglia. Ottimo in bocca dove l’eleganza e l’equilibrio non deludono. Un vino molto buono. Costo dal produttore 10 euro.

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Cesanese “Sigillum”

Cesanese di Olevano Romano DOC – “Olevano”, 2008

E’ il Cesanese in versione vendemmia tardiva. Color granato, tra consistente e denso ha un odore che vira su note tostate, prugna, ciliegie sciroppate, caffè. Delicato in bocca, dove non risulta eccessivamente dolce. Moderato nella persistenza.
Vino buono. Costo 12 euro dal produttore.


Azienda Agricola Migrante
Contrada Formale snc
00035 Olevano Romano (RM)
Telefono/Fax: 06.95.63.583
Cellulare: 339 6071424
Cellulare: 338 5223330
Mail: info@migrante.it

Colle alle Macchie 2005: Quando il Sagrantino invecchia bene.

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E’ solo un piccolo post. Ho avuto l’opportunità di comprare delle bottiglie della vendemmia 2005 del “Colle alle Macchie” di Tabarrini. Un vino con 9 anni e qualche mese, uno dei miei Sagrantino di Montefalco preferito che però avevo sempre degustato con annate “recenti”.

Viene prodotto da vigneti esposti a Sud in una delle principali tenute dell’azienda. Viti esposte al sole e alimentate da un terreno limoso argilloso che conferisce buona sapidità e capacità di invecchiamento. Non viene commercializzato prima di sei anni dalla vendemmia dopo che viene lasciato per oltre 36 mesi in botti grandi di rovere francese per continuare poi in bottiglia per altri 36 mesi.

La degustazione

Il colore è impeccabile, rosso rubino che non cede nulla al granato se non una lieve unghia, nonostante l’età. Impenetrabile, compatto e denso; lievi i depositi.

Al naso inizia leggermente chiuso, l’odore di humus, foglie bagnate ha un predominante non indifferente. Pochi minuti dopo il paesaggio olfattivo si fa più ampio ed ecco che escono fuori i fiori (rose e viole appassite), frutta (more, mirtillo e cassis in confettura) e via a tutte quelle note terziarie ormai presenti come substrato olfattivo costante. In una terza fase nuovamente sentori di cuoio, humus, terra bagnata e foglie di tabacco.

In bocca il tannino si mostra in tutta la sua forza, come il Sagrantino vuole, ma lievemente piegato dalle curve del tempo, che lo rendono più tenue e delicato. La persistenza è buona, così come l’intensità. A mio parere da bere ora, non so se con qualche anno in più possa mantenere il suo tipico carattere. Un buon inizio di 2015.


English

It’s just a little post . I had the opportunity to taste the 2005 vintage of ” Colle alle Macchie ” produced by Tabarrini . A 9 years old wine , one of my fav Sagrantino, which I tasted only on early vintages . It is produced from vineyards facing south in one of the main company’s estate. Screws exposed to the sun and powered by a silty clay soil that gives good flavor and aging potential . It is sold six years after the harvest after that is left for more than 36 months in French oak barrels and then continue in the bottle for another 36 months.

Description

The color is impeccable , ruby red, it doesn’t give anything to garnet but a slight nail, despite his age . Impenetrable , compact and dense ; minor deposits . The nose starts slightly closed , aromas of humus , wet leaves has a considerable initial predominant . Few minutes after the olfactory “landscape” becomes wider and here come out flowers ( roses and violets wilted ) , fruits ( blackberry, blueberry and cassis jam ) and again all those tertiary notes. In a third step again hints of leather , humus , wet earth and tobacco leaves . On the palate  tannin sets off in all its force , as the Sagrantino wants , but slightly bent by the curves of the time , making it more soft and delicate . Persistence is good , as well as the intensity . To drink now. A good start for my 2015 .

Un anno assieme: grazie!

E’ nato per gioco, è nato per scherzo, ma in un anno di attività siete passati sul blog in 18.000, 50 persone al giorno, due classi da 25, oppure 6 volte il Sidney Opera House nel totale. Sono soddisfatto di questo mio piccolo risultato. Grazie a tutti, davvero. Claudio Bonifazi

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Non sai come conservare il vino? Usa il Condom

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Ebbene si questo titolo non è uno scherzo. Ci troviamo a Dallas dove madre e figlia hanno deciso di creare una sorta di preservativo per conservare le bottiglie aperte. Stessa confezione, stesso nome, simil materiale e (ovviamente) diversa lunghezza. Il wine condom viene venduto via web sul sito http://www.winecondoms.com ed è già “sold-out” negli states. Pratico, a differenza di altri già noti può essere riusato per 2/3 volte. Le uniche due precauzioni sono che non ha poteri contraccettivi e che vale solo per i vini fermi: non reggerebbe la C02 emanata da eventuali spumanti.

Idea simpatica e forse goliardica. Ma se dovesse risultare funzionale, vi ci vedreste ad usarli, magari davanti a vostri clienti?

Fonte: http://licoresreyes.es/ – Sito originale http://www.winecondoms.com

Franciacorta Fratus Brut DOCG: Franciacorta BIO

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Mi sono imbattuto per caso in questa azienda, visto che mia sorella ha deciso di regalarmi la versione Brut per Natale. Piacevole scoperta devo dire.

L’azienda “La Riccafana” di Riccardo Fratus è situata sul versante a sud del  monte Orfano e dal 2006 ha ottenuto la certificazione biologica da parte dell’Istituto mediterraneo di certificazione (IMC). Oltre alla versione non millesimata del brut, sempre della stessa cantina si possono trovare:

Schermata 2015-12-29 alle 14.22.23Franciacorta Brut DOCG Fratus

Varietà delle uve: chardonnay 85% – pinot nero 15% – metodo biologico.

Zona di produzione: terreni collinari situati sul Montorfano, in una delle più caratteristiche zone della Franciacorta, in comune di Cologne (BS).

Tecnica di produzione: viene ottenuto dalla spremitura di uve chardonnay e pinot nero vinificate in bianco.
Il mosto così ottenuto viene fatto fermentare a bassa temperatura (14°/ 16° c).

Caratteristiche organolettiche:
Colore:
paglierino più o meno carico con riflessi verdognoli.
Perlage: persistente, fine e veramente abbondante.
Profumo: Il tipico dei Franciacorta, note fragranti di crosta di pane e lieviti all’inizio, frutta agrumata e infine imponente nota minerale.
Sapore: La freschezza regna su tutto, ma da un Franciacorta questo ci dovevamo aspettare
Durata: la cantina suggerisce fino a 36 mesi dalla data di sboccatura (nel mio caso 8/7/14)
Consigli del produttore: servire a temperatura attorno a 8°/ 10° c in bicchieri di buone dimensioni e di vetro sottile. Può accompagnare egregiamente tutto un pasto ad eccezione dei dessert.


La Riccafana di Riccardo Fratus
Sede Legale:
Via Chiusa, 8/A
25030 Coccaglio (BS)
Sede Operativa:
Via F.lli Facchetti, 91
25033 Cologne (BS)
Tel e fax +39 030.7156797
cell. +39 392.7935584
info@fratuslariccafana.com
P.IVA 02029720980
COD. FISC. FRTRCR71M28C618V

Vigne del Malina: un grande Sauvignon (Vegano Certificato)

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Ci troviamo in Friuli, esattamente ad Orzano di Remanzasco, provincia di Udine. Tra le rive del fiume Malina ed Elleno si estendono i 150 ettari di questa azienda vitivinicola che dal 2002 ha cominciato a selezionare i terreni migliori della tenuta, per offrire vino sempre più qualitativo. Oggi vi parliamo del loro Sauvignon Blanc, in quanto ad essere il primo vino vegano certificato dalla Vegan Society

Il 25 marzo 2014 è stato emesso il Certificato n. 002/2014 A/1. Il documento attesta che i vini di Vigne Del Malina sono stati prodotti conformemente ai dettamiimposti dalla storica organizzazione britannica Vegan Society.

Il famoso marchio del girasole verde, adottato dalla Vegan Society, identifica in tutto il mondo i prodotti e i servizi che rispettano tale filosofia. Dagli alimenti all’abbigliamento, dai cosmetici agli spettacoli, ecc, i consumatori vegani di ogni nazionalità riescono con immediatezza a capire quando stanno acquistando “cruelty free”.

Ricordiamo che in alcuni processi di produzione del vino, esattamente nella chiarificazione, possono essere impiegati prodotti di origine animali, quali gelatine provenienti da collagene e ossa.

Vino che merita attenzione non solo per questa importante certificazione, ma anche per le caratteristiche organolettiche:

IGT VENEZIA GIULIA
Vigne del Malina
Sauvignon 2011

Un suavignon blanc di tutto rispetto. Tipici gli odori vegetali che inizialmente dominano (salvia, peperone, ortica), seguono poi frutta gialla e note dolciastre. Ben caldo (fa 14,5%) in bocca si distingue per la lunga mineralità e persistenza. Da abbinare con piatti che abbiano buona persistenza aromatica. Costa dal produttore 10 euro. Merita un 88/100. 

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  • VITIGNO 100% Sauvignon allevato a Guyot. Gestione del vigneto a basso impatto ecologico, con frequenti interventi manuali ed esclusione del diserbo chimico.
  • ZONA DI PRODUZIONE Suolo composto da ghiaie alluvionali dell’antico corso del Malina e terreno di medio impasto (Comune di Remanzacco, frazione Orzano – Friuli Grave). Microclima particolare con notevole escursione termica e costantemente ventilato per lo sfociare delle vallate prealpine.
  • VENDEMMIA Manuale, in cassetta, a maturazione inoltrata.
  • VINIFICAZIONE Pigiatura soffice con decantazione statica del mosto, fermentazione a temperatura costante.
  • AFFINAMENTO Riposo in acciaio per dieci mesi, imbottigliamento, affinamento in bottiglia coricata mediamente per altri 20 mesi a temperatura costante.
  • GRADAZIONE ALCOLICA 13,0 % Vol.
  • TEMPERATURA DI SERVIZIO 10-12°C.

Vigne del Malina,
Orzano di Remanzacco,
Udine, Italia
tel/fax 0432 649258, mobile 333 7797274, e-mail: info@vignedelmalina.com

 

Carpineti presenta KIUS 2012: il metodo classico a base di Bellone.

Kius #carpineti

Avevo avuto modo di gustare sei mesi fa con Paolo lo spumante di famiglia, ancora senza un nome ma con lo stesso simbolo: le tre stelle. Già mi aveva colpito, ma ieri, con questi sei mesi di affinamento in più devo dire che mi ha sorpreso.

Senza mille giri di parole Kius ha un colore brillante, perlage fine, numeroso e consistente. Gradevole la nota fragrante dei lieviti che lascia spazio a frutta agrumata. In bocca  esprime grande freschezza e la nota minerale gli dona un’ottima persistenza. Altamente soddisfacenti sono le carezze delle bollicine di anidride  che sono perfettamente amalgamate al tutto.

Evento ben organizzato con l’aiuto delle attività locali. La norcineria “le Bontà” ha deliziato i palati con un fantastico prosciutto affumicato al vino, guanciale ed infine pancetta cotta al vino con uvetta. La pasticceria “Le Delizie di Maciste”  ha saputo rendere omaggio a Kius più volte con le sue preparazioni:

Dolce al cucchiaio con crema, gelatina di Kius, amaretto e cioccolata.
Babà imbevuto nello spumante Kius con crema alleggerita
Torrone al cucchiaio con miele di castagno innaffiato con olio EVO sempre di Carpineti.

Una serata all’insegna del gusto per presentare questa nuova realtà enologica Laziale. Che dire, non vediamo l’ora che venga messo in vendita perchè tutti ne possano godere.

BRUT MILLESIMATO

Vitigno: Bellone.
Densità d’impianto: 4500 ceppi per ettaro.
Forma d’allevamento: spalliera.
Epoca di raccolta: ultima decade di agosto.
Vinicazione: pressatura soce di acini interi e fermentazione a
temperatura controllata.
Anamento: 24 mesi in bottiglia.
Caratteristiche Organolettiche: Colore giallo chiaro con riflessi dorati, profumo
fruttato con note di lievito, gusto fresco, sapido con buona persistenza.

Abbinamento vincente della serata: Crostini con guanciale al vino


MARCO CARPINETI Azienda Agricola Biologica

S.P. Velletri – Anzio km 14,300 –
04010 Cori – Italia
Tel. +39 06 9679860 – 06 96008576 – Fax +39 06 9679860
mail:  info@marcocarpineti.com – sito: www.marcocarpineti.com        

visita previo accordo telefonico.

“Io al formaggio gli faccio la TAC” – di L.Pirandello

pirandello-per-blog

“Che fai?” – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. – “Niente”, – le risposi, – “mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino”. Mia moglie sorrise e disse: – “Credevo guardassi da che parte ti pende. Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: – Mi pende? A me? Il naso?”

E’ questo l’incipit di Uno, Nessuno, Centomila di Pirandello, dove il protagonista Vitangelo Moscarda, uomo normale – fortunato aggiungerei io – un giorno, in seguito all’osservazione da parte della moglie la quale gli dice che il suo naso è leggermente storto, inizia ad avere una crisi di identità, a rendersi conto che le persone intorno a lui hanno un’immagine della sua persona completamente diversa dalla sua.

Vi chiederete cosa c’entri questo passo con l’introduzione alla degustazione dei formaggi. Beh ora ve lo spiego brevemente. Anni e anni fa, quando ancora ero totalmente estraneo al mondo dell’ enogastronomia, risi come un matto quando un mio amico straniero mi chiese come si chiamasse quella “palla molliccia di formaggio” che aveva mangiato la sera prima con me. Ero incredulo di quanta “ignoranza” fosse munito il mio caro amico visto che non conosceva la mozzarella, la mozzarella!

Qualche anno più in la la vendetta, o il Karma, fate voi tornò come un boomerang quando l’ignorante fui io che caddi dal pero quando scoprii che esisteva una disciplina atta a degustare i formaggi: “Ma perché si degustano?”.

Così, io come il Vitangelo ho iniziato a riflettere su quante volte  sarò sembrato ignorante agli occhi di altri senza saperlo, io che vedevo i difetti altrui e non i miei e da li decisi di iniziare il mio percorso educativo nei confronti del cibo e del vino (che non è finito e mai finirà).

Tale ragionamento vale un po’ per tutti, quante volte sentiamo dire, almeno a Roma che “a noi basterebbe il turismo per i mille siti archeologici e il buon cibo”.
Ma avete mai provato a spiazzare i qualunquisti di turno, magari con qualche affermazione del tipo: “Hai ragione, tu quanti musei di Roma hai visto? Meraviglioso Palazzo Altemps, certo diverso da Palazzo Massimi ma lo preferisco”.
Dopodiché fermatevi ad osservare l’espressione inebetita del vostro amico.
Possiamo spostare l’argomento poi sull’ enogastronomia, intervendo come segue:
“Eh hai ragione nel Lazio abbiamo tanti prodotti sottovalutati, Tu preferisci il Cesanese di Affile o il Cesanese Comune?”.

Chissà se queste domande, poste a vanvera qua e la possano scioccare il nostro interlocutore così come ha fatto la moglie con il povero Moscarda. Chi è appassionato di cibo e vino non dovrebbe fare a gara a chi è più dotato, mostrando su Facebook la bottiglia “figa” che si sta bevendo, ma dovrebbe comportarsi come una Mina Vagante:
“Le mine Vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare piani. (dal Film di Ozpetek).

E’ per questo che a breve, tornado al Formaggio, su questo blog comparirà una piccola guida introduttiva su ciò che il mondo dei Caseifici ci offre e di come dovremmo relazionarci con questi prodotti tipici del nostro paese.

Tutta colpa di Pirandello, che in questa domenica di Novembre, ha voluto che scrivessi queste inutili parole (o forse non ho digerito la mia pessima figura di qualche anno fa’), perché fu proprio lui in persona a dirmi: “Io al Formaggio gli faccio la TAC”.

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